Fonte : Accordo.it

CHIPOPHONE

Se il nome di questo strumento può sembrarvi assurdo, aspettate di vedere il progetto. Chipophone è il risultato dell’ambizione di un ragazzo svedese che, preso un vecchio organo elettrico lo ha trasformato con cura in un 8-bit synthesizer.

Un progetto a dir poco singolare iniziato nel momento in cui, causa disuso, un amico di Linus Åkesson – inventore del Chipophone – gli chiede se vuole accettare in dono un vecchio organo elettrico. Åkesson accetta ponendo un unica condizione: avere la libertà di modificarlo e/o utilizzarlo per i suoi esperimenti.

L’organo in questione non era assolutamente tra quelli classificabili come introvabili ma un modello di serie reperibile in un qualsiasi negozio di strumenti musicali svedese. In pratica; nessun organo elettrico di valore è stato maltrattato.

Risolti i problemini riscontrati sullo strumento (prevalentemente falsi contatti), il lavoro all’orizzonte si presentava ben differente dalla semplice riparazione di un tasto. Per comprendere bene il funzionamento dei circuiti dell’organo elettrico, Åkesson si dovette armare di pazienza e affidarsi al Reverse engineering con il quale apprese le informazioni necessarie. Iniziarono le prime fasi verso la realizzazione del Chipophone.

Ecco l'organo nella sua forma originaria

Far parlare il linguaggio MIDI al vecchio organo elettrico, era una delle fasi più importanti. Molti già in questa fase avrebbero probabilmente trasportato il tutto nella discarica più vicina calciando malamente la carcassa del povero strumento. Non Åkesson (coraggioso…). Ogni singolo tasto, pedale, knob, è stato convertito in un interruttore, scollegato dalla scheda alla quale era collegato e connesso a un microcontroller capace di convertire i segnali provenienti da ciascun interrruttore in un segnale MIDI.  I cavi provenienti dai “nuovi” interruttori sono stati poi connessi a una serie di chip a 8-bit (74HC165) collegabili in cascata in una sola linea seriale. 15 chip per gestire 120 segnali in ingresso suddivisi in: 44 tasti, 13 pedali, e qualche interruttore.

Appurata la bontà dei segnali MIDI, connettendo banalmente la tastiera a un computer, è iniziata la creazione di un sintetizzatore basato sul microcontroller 8-bit ATMEGA88 dotato di otto generatori di forme d’onda indipendenti e modulazione ad anello.

La line-out scavalca l’amplificatore e gli altoparlanti dei quali era dotato in origine l’organo elettrico. In questo modo, per il funzionamento del Chipophone, sono necessari appena 5V. L’inventore non esclude comunque di utilizzare in seguito l’amplificatore, gli altoparlanti e il riverbero a molla integrati nel vecchio organo.

Chipophone dispone inoltre di Step sequencer (8 step) e Arpeggiatore.

A dir poco un lavoro estenuante, forse folle, ma visto il video seguente direi un ottimo lavoro (sempre che si riesca ad apprezzare la 8-bit music).

Beh, devo dire che questo articolo mi ha molto incuriosito! Veramente pr0!

Ok,ok, magari il contenuto di questo articolo è di difficile comprensione, soprattutto per i neofiti… per gli altri è puro divertimento. :-)

Ecco il video:

Bene, anche per oggi abbiamo finito! Ciao e alla prossima puntata, dedicata al colossus Modular Moog!

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Un attimo, sì un attimo. “Un attimo, ma, come accade spesso, cambiò il volto ad ogni cosa” Non ti accorgi neppure che è passato eppure adesso quell’attimo non lo rivivrai mai più. Però pensa che cosa grandiosa: nel mondo tutti hanno vissuto quell’attimo. Ci ho pensato vedendo che mentre rientravo in casa anche qualcun altro nella casa di fronte aveva appena richiuso la porta. Ma in quell’istante qualcuno è morto, qualcuno è nato, qualcuno ha vissuto il suo momento di gloria e qualcuno la sua più grande umiliazione… tutto racchiuso in un istante, che forse si potrà anche “tagliar via” e analizzare, se l’universo è statico come alcuni fisici sostengono… Ma allora non potremo mai conoscere ogni istante, perché innanzitutto vivere una cosa è ben diverso da conoscerla per sentito dire o per interposta persona, e poi perché ognuno di noi fa esperienze diverse in quell’attimo, e nell’universo, che fino a prova contraria i fisici si sono accordati essere infinito e in espansione, c’è qualcosa che cambia, quindi in un piccolissimo, infinitesimale attimo accadono infinite cose. Ognuno di noi quindi vive la sua versione di quell’attimo e di tutta la vita, che nessuno potrà mai rubargli. Ma allora questi attimi prendiamoli al volo: carpe diem è troppo poco, cogli l’attimo, l’istante… perché ogni istante deve avere un valore, o la vita non è vissuta!

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Dopo anni di riflessione sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi sono arrivato alla conclusione che la democrazia è il sistema più democratico che ci sia.

Dunque, c’è la democrazia, la dittatura… e basta. Solo due. Credevo di più.
La dittatura in Italia c’è stata e chi l’ha vista sa cos’è, gli altri si devono accontentare di aver visto solo la democrazia.
Io, da quando mi ricordo, sono sempre stato democratico, non per scelta, per nascita. Come uno che quando nasce è cattolico, apostolico, romano. Cattolico pazienza, apostolico non so cosa vuol dire, ma romano io?!…
D’altronde, diciamolo, come si fa oggi a non essere democratici? Sul vocabolario c’è scritto che “democrazia” significa “potere al popolo”. Sì, ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c ‘è scritto.
Però si sa che dal 1945, dopo il famoso ventennio, il popolo italiano ha acquistato finalmente il diritto al voto. È nata così la “Democrazia rappresentativa” che dopo alcune geniali modifiche fa sì che tu deleghi un partito che sceglie una coalizione che sceglie un candidato che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni, e che se lo incontri ti dice giustamente: “Lei non sa chi sono io!”. Questo è il potere del popolo.
Ma non è solo questo. Ci sono delle forme ancora più partecipative. Il referendum, per esempio, è una pratica di “Democrazia diretta”… non tanto pratica, attraverso la quale tutti possono esprimere il loro parere su tutto. Solo che se mia nonna deve decidere sulla Variante di Valico Barberino-Roncobilaccio, ha effettivamente qualche difficoltà. Anche perché è di Venezia. Per fortuna deve dire solo “Sì” se vuol dire no, e “No” se vuol dire sì. In ogni caso ha il 50% di probabilità di azzeccarla. Ma il referendum ha più che altro un valore folkloristico perché dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati… tutto resta come prima e chi se ne frega.
Un’altra caratteristica fondamentale della democrazia è che si basa sul gioco delle maggioranze e delle minoranze. Se dalle urne viene fuori il 51 vinci, se viene fuori il 49 perdi.
Dipende tutto dai numeri. Come il gioco del Lotto.
Con la differenza che al gioco del Lotto, il popolo qualche volta vince, in democrazia… mai!
E se viene fuori il 50 e 50? Ecco, questa è una particolarità della nostra democrazia. Non c’è mai la governabilità.
È cominciato tutto nel 1948. Se si fanno bene i conti tra la Destra – DC, liberali, monarchici, missini… – e la Sinistra – comunisti, socialisti, socialdemocratici, ecc. – viene fuori un bel pareggio. Da allora è sempre stato così, per anni!
Eh no, adesso no, adesso è tutto diverso. Per forza: sono spariti alcuni partiti, c’è stato un mezzo terremoto, le formazioni politiche hanno cambiato nomi e leader. Adesso… adesso non c’è più il 50% a destra e il 50% a sinistra. C’è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50 virgola talmente poco… che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo.
Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione. Ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittaturadi Sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di Destra. La dittatura di Centro invece… quella gli va bene.
Auguri!!!

(Gaber-Luporini 1996)

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

A:S:

Ed ora arriviamo al 1935: Laurence Hammond presenta al pubblico il suo organo elettonico. Egli non sa che la sua invenzione cambierà il modo di suonare rock.

E pensare che inizialmente era un organo progettato solo per suonare nelle chiese, al posto degli ingombranti e costosi organi a canne.Veniva utilizzato al massimo da alcune Jazz Band, e sembrava un organetto come molti altri; Invece…

- Storia

Questo strumento arrivo alla notorietà alla fine degli anni ’60, quando artisti come Keith Emerson (Nice,ELP), John Lord (Deep Purple) e Wright (Pink

L'interno di un Hammond

Floyd) iniziarono a usarlo e a maltrattarlo (si veda questo video). Emerson era solito, alla fine dei suoi concerti:

  • Accoltellare l’Hammond
  • Far prendere fuoco l’Hammond
  • Ribaltare l’Hammond
  • Far saltare i tasti all’Hammond
  • Mettersi a volare con un Pianoforte vero

A quanto pare gli voleva molto bene!

La sua fama, però, iniziò a ridursi in concomitanza della fine della sua produzione sotto forma di Hammond Elettronico Analogico; dal 1975, infatti, si iniziò a venderlo sotto forma di Organo Elettronico Digitale.

Funzionamento & Co.

L’Hammond utilizza una sintesi additiva e quindi produce suoni sfruttaando solo con le drawbars attive. Ovvero:

Drawbars sopra la prima tastiera

Su queste Drawbars ci sono scritti dei numerini da 1 a 8. Se si sposta a 8 il Draw del flauto, questo si senitrà in tutta la sua forza; se invece lo si mette a 1, si sentirà solo un flebile suono. Capito?

L’impianto di amplificazione veniva chiamato Leslie (non Lessy!) e consiste in ciò:

Interno del Leslie

Qualche canzone “Hammondiana”

Come già detto, all’inizio dei ’70, molti gruppi rock iniziarono ad apprezare questo strumento. Tra questi, ricordiamo

Deep Purple

  • Burn (con tanto di assolo)
  • Child in time
  • La celeberrimissima Smoke on the Water

Emerson Lake and Palmer

  • Karn Evil 9 1st Impression
  • Jerusalem
  • Hoedown

Pink Floyd

Genesis

Yes

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Strumenti elettronici P.0

Penso che se il grande capo nonchè dittatore supremo Ale sia d’accordo, potrei iniziare a scrivere un po’ di storia degli strumenti elettronici. Io inizio,ok?

Iniziamo con uno dei primi strumenti musicali elettrici in assoluto:

La macchina intona-rumori

Come potete intuire da questo titolo, questa macchina intona dei rumori. Fu costruita nel 1913 da Luigi Russolo ed era praticamente un generatore di suoni che poteva modificare il volume, la durata e la dinamica di questo rumore.

L'intona rumori in tutta la sua bellezza.

Il meccanismo inserito in questi parallelepipedi era abbastanza complicato e veniva azionato tramite un’apposita manovella.

Venne scritto anche un concerto per questo “strumento”, il Concerto per intonarumori e orchestra, che venne rappresentato dal vivo nel 1922, in piena era futurista.

La prossima puntata sarà dedicata al… Thelarmonium, antenato dell’organo Hammond!

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Notte

Al freddo chiaro calore lunare
il sudore umido e fresco
della tempesta ormai lontana
evaporava in basse volute dense
appena scalfite dalle auto
dagli sguardi luminosi, abbagliati ed atterriti.

(Un ansimare lattiginoso e volatile
dalla strada intera
appagata e sudata)

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Let me introduce myself

Ricordo con affetto la mia infanzia per molte cose: le esperienze con gli amici, i vecchi luoghi di vacanza, le passioni per i cartoni, i dinosauri e i giocattoli in legno. Una delle più incisive è stata (e lo è ancora) sicuramente la pura magia del cinema. Poco altro mi dava più gioia che andare all’UCI Cinemas di Curno a vedere, solitamente con mio padre e amici, il film della settimana, che coincideva più o meno col blockbuster hollywoodiano del momento. Era un appuntamento fisso: la domenica pomeriggio, dopo la consueta gara di formula 1, probabilmente perché non c’era molto altro di meglio da fare, guardavamo cos’era uscito in quella particolare settimana e lo andavamo a vedere, bastava che fosse abbastanza coinvolgente e sì, lo ammetto, avesse una buona dose di inseguimenti, esplosioni e combattimenti. Ora che sono diventato il tipo di persona che viene di solito identificato come “cinefilo” lo dico con una vena di ironia e superiorità, ma allora mi andava benissimo così, e ne sono grato.

Non saprei dirvi il momento preciso, o meglio, il film preciso, in cui sono diventato un serio appassionato di cinema, nel senso di, come ho detto prima, cinefilo maniaco. Credo piuttosto che sia stato un procedimento graduale, sviluppatosi nel corso degli anni e, forse, un’inevitabile conseguenza della mia crescita.

Così, spinto dalla curiosità, ho cominciato, principalmente navigando sul web, ad imparare i termini tecnici propri del mestiere, cose come sceneggiatura, scenografia, regia, fotografia, montaggio ecc…, a distinguere tra una buona recitazione ed una che fa schifo, a studiare un po’ di “storia del cinema”, e a farmi un’idea generale di quelli che secondo me sono i requisiti affinché un film possa davvero essere considerato grande. Potrei elencarvi questi requisiti, ma preferisco lasciare che emergano da sé nei prossimi articoli che ho intenzione di scrivere.

Tuttavia, sebbene adesso abbia una concezione molto più chiara di cinema di quella che non avevo un anno o anche solo sei mesi fa, man mano che guardo nuovi film e riguardo quelli che mi hanno più colpito in passato, mi rendo sempre più conto che, in fin dei conti, la ragione per cui pago il biglietto d’entrata o inserisco il DVD nel lettore (che ormai quasi non funziona più) non sono, anche se apprezzo queste qualità in un film, il buon dialogo tra i personaggi, i movimenti di cinepresa o gli splendidi set d’epoca, ma qualcosa di ben più semplice, che ho già espresso prima: la pura gioia di vivere la magia del cinema. Ma, dunque, in che cosa consiste questa magia del cinema?

Rispetto a quando ero più giovane ho sicuramente aspettative più alte e una maggiore consapevolezza dei motivi per cui un film può essere considerato, in definitiva, grande, buono, mediocre o pura spazzatura ( e varie fasi intermedie), ma sono sempre più convinto che il concetto di fondo sia lo stesso. Un grande film è degno di essere chiamato tale perché è capace di creare una sua propria, particolare atmosfera e, soprattutto, riesce a convincerci a lasciarvisi trasportare e a non volerci lasciar più andare via. Un grande film è un mondo a sé che ci fa provare emozioni più o meno forti e, sebbene sia una pura illusione, ci fa riflettere sui grandi temi che da sempre fanno e faranno parte della natura umana. In effetti, questa definizione potrebbe rientrare all’interno della stessa concezione di arte, che sia cinema, letteratura, scultura, pittura, musica o teatro. Ma il cinema, e so di essere di parte, è stato definito come la settima arte proprio perché è quella che riesce a fondere insieme tutte le altre e a farlo in una miriade di combinazioni diverse, ed è questo che la rende, quando ha successo, molto efficace, forse più delle altre.

Beh, a questo punto penso che sia abbastanza chiaro che ho una forte passione per il cinema. Ma perché stare qui a parlarvi, e molto probabilmente ad annoiarvi, riguardo a questo mio interesse/hobby?

La risposta è molto banale. Semplicemente ho fatto inavvertitamente, e inevitabilmente, in modo che questa mia passione diventasse nota anche alle tante persone che mi circondano, e in particolare ai miei compagni di classe, dei quali, caso vuole, fa anche parte il fondatore di questo sito, che ci tengo a precisare è anche, oltre che compagno di sventure scolastiche, anche un grande amico. Il quale mi ha invitato, più o meno circa un mese e mezzo fa, a partecipare a questo multiblogging collaborativo (sì! l’ho scritto giusto!), e io, chiedendomi perché no, ho accettato volentieri.

Ora, devo ammettere che, rispetto al contenuto totale, ho visto ancora ben poco di questo blog, ma per quello dovete prendervela con la mia mancanza di tempo e, forse direi anche, pigrizia post-scuola. Dopo aver preso in considerazione qualche alternativa, sono giunto alla conclusione di voler scrivere degli articoli, se volete delle recensioni, sui film che io, molto personalmente, reputo essere degli autentici classici, film che mi hanno arricchito e mi hanno fatto amare ancora di più quest’arte, e che intendo vivamente consigliare e condividere con chiunque ne abbia la voglia.

Vi dico subito che non ho intenzione di scrivere ad intervalli regolari, tipo una volta a settimana. Scriverò quando capita e quando me la sento, e mai senza aver rivisto almeno una volta prima il film in questione, perché, per citare un grande regista, e io ne sono assolutamente convinto, rivedere un film vuol dire guardarlo per la prima volta.

Infine, se avete avuto i nervi per arrivare fin qui, colgo l’occasione per salutare tutti i membri di questo sito, a cominciare ovviamente dal fondatore, e tutti i lettori abituali e non che leggeranno questo articolo, promettendovi che farò ciò che mi sono prefissato con tutto l’impegno e la pazienza necessari, perché, in fondo, una vera passione è qualcosa con cui si vorrebbe, e potrebbe, parlare tutto il tempo e con chiunque, ed è quello che questo sito mi permette di fare.

Un saluto a tutti voi, e grazie.

Robin

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Nel 2000 il ministro della Sanità Umberto Veronesi modificò le regole per la donazione di sangue, stabilendo che fossero presi in considerazione non le “categorie a rischio”, ma i “comportamenti a rischio”. Venne quindi esclusa dalla possibilità di fare donazioni ad esempio una persona che dichiari di aver avuto rapporti con più di tre persone nel corso dell’anno, indipendentemente se in relazioni etero o gay. Fa nulla se con precauzioni: gli ospedali non si fidano dei promiscui.

Il policlinico di Milano però ha lanciato una campagna particolare cui hanno aderito il Fatebenefratelli e il Gaetano Pini “per la pratica trasfusionale nella città di Milano” in cui tra le altre cose si considera l’omosessualità come comportamento a rischio, non la “promiscuità”, la sola omosessualità.

“Nessuna discriminazione sessuale”, dice Maurizio Marconi, direttore del Centro trasfusionale e di immunologia del Policlinico di Milano, ma una scelta fatta «al fine esclusivo di garantire ai pazienti il sangue più sicuro». E «i dati epidemiologici tuttora mostrano che il rapporto omosessuale maschile è un comportamento a rischio», contrariamente al rapporto omosessuale femminile. Anche se non si è ancora capito se alle lesbiche sia consentito donare sangue, in ogni caso questi sono i fatti: gli ospedali in questo periodo, specie a Milano, chiedono di donare sangue però rifiutano chi sia gay in quanto “potenzialmente pericoloso”. E Veronesi afferma: “cambieremo le regole solo se costretti dal ministero”.

Che sia o meno omofobia non so, però certamente l’omofobia in questi tempi è nell’aria, se si pensa che gli assassini di omosessuali in quanto tali non sono ancora finiti e sono stati più di un centinaio negli ultimi 10-15 anni…

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Un guizzo alla bocca dell’accendino. Una breve fiamma, fumo e braci. La sigaretta era appesa ad una bocca contornata da guance su cui ricresceva già un filo di barba. Due occhi castanoverdi, che lanciavano intorno sguardi un poco inaciditi dall’attesa ma attenti, sempre, ai tanti piccoli dettagli, come le sode gambe dall’andamento sicuro visibili attraverso la leggera gonna grazie ad un gioco di riflessi sui vetri e sui pavimenti illuminati dal tramonto di Sao Paulo. Una tipica bellezza brasiliana, pensò l’uomo con la sigaretta, e rimase assorto ad immaginare per quale città, bordello, studio televisivo od università fosse in partenza quella donna. Con gesto distratto spense la sigaretta consumata a metà sul posacenere del gabbiotto di vetro dell’area fumatori all’interno del gigantesco aeroporto. Uscito, respirò la fredda aria dei condizionatori, spense cervello e coscienza e con un sospiro si immerse nel traffico di valigie e persone in partenza per il mondo.

Si risvegliò circa tredici ore dopo, quando, stanco del taxi su cui era salito all’aeroporto di Fiumicino, decise di tornare a respirare un po’ più liberamente e di scendere quindi al Lungotevere Sangallo per continuare a piedi fino a casa sua in Via dei Banchi Vecchi, a Campo de’ Fiori o giù di lì. Erano già le nove di mattina. Piuttosto frastornato ripensò a quando era partito la mattina presto del giorno precedente dall’aeroporto di Belo Horizonte, nel Minas Gerais. E dire che era stato più pesante e frustrante avanzare metro dopo metro imbottigliati, lui ed il tassista, nel Grande Raccordo Anulare. Neanche il viaggio transcontinentale o la lunga attesa in aeroporto. Efficiente, l’aeroporto di San Paolo, davvero efficiente, mentre a Fiumicino… lasciò a metà il pensiero mentre camminava sotto i platani del lungotevere in direzione di Castel S.Angelo.  Non raggiunse l’antica fortezza papale ma passò per Via Acciaioli per giungere in Via Giulia. Nonostante la stanchezza per abitudine ricominciò a pensare al suo viaggio di lavoro. Era o non era sempre il miglior Sales Manager dell’Agrichem? Non era forse stato davvero bravo a battere ancora l’offerta di quegli idioti di americani e a confermare il contratto di fornitura esclusiva con i maggiori latifondisti produttori di caffè del Minas Gerais? Sarà anche merito suo se qualche azienda italiana manterrà il prezzo dei suoi prodotti di caffeina ridotti di 50 o 70 centesimi d’euro. E sarà anche merito suo se i grandi capi lassù a Milano continueranno ad assumere invece che a chiudere e licenziare come la maggior parte dei loro infimi concorrenti. Non capiva tanto di quella storia della crisi. In fondo io con i numeri e quant’altro non mi ci son mai trovato, pensava. In effetti, a lui interessavano, e neanche troppo, solo quelle cifre di cui aveva bisogno per vendere il nuovissimo tutticida dell’Agrichem.  Il vero valore aggiunto era lui, altrochè, lui e le suo doti di affabulatore professionista. E mentre schivava un’auto impazzita ed una vecchietta che trascinava un trolley per la spesa si ricordò di quella gnocca della figlia di Hernando Ignacio Silva e al suo bellissimo culo che gli si strusciava contro mentre ballavano al party organizzato per festeggiare l’accordo di vendita…  Quella serata era stato anche un ringraziamento personale di quel grasso latifondista per aver risolto i casini creati da quei rompipalle di contadini senza terra e tipici ambientalisti-difendiamo-la-natura. Grazie ai contatti giusti aveva fatto distribuire le solite mazzette e botte, e tutto s’era risolto. E non era certo il caso di farsi impressionare dai figli deformi che avevano tentato di cacciargli in mano. Conosceva quella gente, sapeva benissimo che spesso maschi e femmine della stessa famiglia scopavano assieme: quei bambini orrendi erano solo frutto dei loro incesti idioti, non colpa dei prodotti da lui venduti e usati dai padroni delle coltivazioni. Cacciati via anche loro. Ed Hernando era stato davvero contento di lui, tanto da mettergli sua figlia nel letto. Quelle si che erano scopate sane! Fantasticando sul corpo della giovane ragazza l’uomo se ne andava per il Vicolo Sugarelli, perpendicolare alla via dove abitava. Ma giunto alla fine del vicolo si risvegliò dai suoi pensieri eroticonomici e fissò il proprio sguardo sulla vetrina all’angolo.  Ma qua non c’era una vecchia serranda chiusa ed arrugginita?, si domandò di fronte al vetro lucido. Sull’intera superficie campeggiava la scritta “HISTORIA MAGISTRA VITAE – mostra fotografica”.  Oltre la scritta s’intravedeva un ampio spazio scuro, illuminato solo da alcune lampade puntate contro riquadri appesi alle pareti. Sulla sinistra, accanto alla vetrina, una porta aperta dava sulla strada. L’uomo rimase fermo per alcuni istanti accarezzandosi le guance ormai ispide. Che strano, rifletteva lui. Non me l’aspettavo questa. Rimase ancora un po’ a decidere se far vincere la curiosità o la stanchezza. Al diavolo, si disse, son fuori casa da tre settimane, mezz’ora in più non cambia nulla. Ed entrò nel locale a braccetto con la sua curiosità.

Appena entrato notò sulla destra un tavolo illuminato da una lampada da ufficio occupato da un PC dallo schermo antiquato ed ingombrante e dal piano ingombro di fogli e volumi di fotografia segnalati come “In Vendita”. Dietro alla scrivania stava una ragazza d’età imprecisabile – dai 19 ai 30 – grassa, truccata leggermente sugli occhi e con una crocchia appollaiata sul cranio. All’entrata dell’uomo indossò un paio di occhiali dalla montatura leggera con annesso sguardo disinteressato verso il visitatore e subito se li levò biascicando un quasi incomprensibile “Benvenuto”.

L’uomo non si occupò della scortesia della donna e si dedicò alle immagini appese alle pareti. La maggior parte di essere era in bianco e nero, e tutte portavano autore, data e luogo dello scatto. Camminando rasente al muro esaminò tutte le opere della prima stanza. Si accorse infatti, giunto alle spalle della scrivania occupata dalla donna con la crocchia che la mostra continuava in un’altra stanza. Spinto unicamente dalla curiosità, ma sempre meno interessato dai lavori fino ad allora esposti.  Camminava sempre rasente al muro, fermandosi ad ogni foto. Sul suo viso rimaneva tuttavia un’espressione di forte disappunto. Arrivò alla settima foto della sala. Autore: anonimo. Anno: 1989. Luogo: Bhopal, India. Su uno sfondo grigio contornato di ciminiere e baracche era rappresentato in primo piano un vecchio dal cranio coperto da un turbante macchiato e dalla pelle olivastra cascante in migliaia di rughe tanto che il volto era simile ad un ciocco di legno colpito infinite volte da un’accetta. Il  vecchio teneva in braccio un bimbo dalla testa orribilmente deforme e gonfia, senza vita negli occhi messi quasi a caso sul  viso obeso ed innaturale posto sul corpo storto e rachitico come una mela marcia infilzata su uno spillo. Il bimbo teneva in mano, ben visibile, uno strano, assurdo fiore, che l’uomo mai aveva visto prima: era formato da 4 corolle, ognuna delle quali sembrava nascere dall’altra, in una crescita abnorme e rivoltante.

Rimase fermo non so quanto tempo davanti a quella fotografia. Ad un certo punto si voltò, si diresse alla scrivania dove raccolse un depliant della mostra senza che la donna seduta lo degnasse di uno sguardo ed imboccò l’uscita. Fuori dal locale, girò l’angolo e fu in Via dei Banchi Vecchi. Con un’espressione fredda ed indecifrabile sul volto superò il portone di casa sua e si diresse verso il centro della città. Girato un altro angolo, sparì dalla vista.

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Aquile

L’Aquila… sì forse mi dice ancora qualcosa. Ah già, uno dei grandi successi del nostro governo…. per il terremoto volevano anche dargli uno stupendo Nobel per la pace (perché il terremoto è guerra e lui è un pacificatore, no?).

E cosa leggo adesso? Il 7/7 si trovano tutti a Roma per protestare? O sono cretini, o qualcosa non quadra…. Poi vanno a Roma e la polizia li pesta, cioè, pesta i terremotati. Qualcuno dice che L’Aquila è stata uccisa due volte, una dal terremoto e una dal disinteresse del governo e forse non ha tutti i torti…

I dubbi erano nati fin dall’inizio: prima ci si era iniziato a chiedere il perché di tutto questo in una zona così sismica per di più, insomma, edifici con le mura in sabbia non li avevo sentiti neppure nelle favelas argentine. Poi fanno la casa dello studente e si dimenticano un pilastro? Ma chi ha controllato?

A questo punto si inizia la ricostruzione… dove? Ovunque tranne che a L’Aquila, il cui centro storico è presidiato dai militari e si riempie di macerie e rifiuti in ogni vicolo. Gli aquilani (giovani, vecchi, donne, bambini… tutti) vanno con le cariole a liberare il centro, ma il governo non la capisce, continua a dire che la ricostruzione è un successo. E i media, Minzolini in primis (ma con la scusa che tutti vedono lo schifo del TG1 intanto silenziosamente anche gli altri TG stanno diventando parimenti inguardabili), seguono a ruota. Intanto alle cariole ci pensa la digos. Stessa fine per il blocco dell’autostrada.

Intanto hanno iniziato a costruire le case, tutte uguali, in quartieri tutti uguali, in cemento e quindi definitive: gli aquilani (o meglio, una percentuale scelta a caso di aquilani) avranno delle nuove case per il resto della loro vota: minivillette con il minimo indispensabile senza alcuna fantasia. Se avessero preso ai trentini (cui comunque si sono rivolti) case temporanee costava molto meno ed erano molto meglio, ma questo non lo dice nessuno. Comunque si inizia ad insediarsi.

Intanto però l’economia è a pezzi, quindi si spera in incentivi e soprattutto in una riduzione (anzi, in una sospensione almeno per un certo periodo) delle tasse per favorire che l’economia riparta…. macché… E la protesta di più di 5000 persone a Roma, finita nel sangue (cioè, manganellate su chi ha perso tutto e chiede che gli si dia un minimo!), finirà così: un trafiletto sui “violenti manifestanti”, la condanna di Minzolini nel suo “editoriale” e pam… fine della giostra, sono dei violenti e in realtà tutto va bene…

Il governo ormai ha deciso la linea: è stato un successo e Bertolaso è un genio con cui ce l’hanno i comunisti. Nessuno può usare altre parole, oppure sarà manganellato. E viva la democrazia… Siamo tutti uguali (tranne chi è al governo).

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)
Powered by WordPress and Motion by 85ideas.